Molto diete si basano sul conteggio delle calorie: meno se ne assume, più si dimagrisce. Ma che cos’è una caloria? L’enciclopedia Treccani la definisce come “la quantità di calore che occorre somministrare a 1 grammo-massa di acqua distillata per portarne, a pressione atmosferica normale, la temperatura da 14,5 °C a 15,5 °C. Attualmente si è convenuto di abbandonare l’uso della caloria e di adottare, al suo posto, l’unità di misura dell’energia, cioè il joule, dal momento che la quantità di calore è una forma particolare di energia”. 

Tornando all’equazione “meno calorie = dimagrimento” – siamo sicuri di questa teoria? Prendiamo due persone con lo stesso fisico che mangiano gli stessi identici alimenti e fanno la stessa attività fisica. La prima ingrassa mentre la seconda dimagrisce. Perché? La verità è che una caloria non è solo una caloria e il nostro corpo non è una pentola a pressione che semplicemente brucia gli alimenti. È tutto molto più complesso. Fra l’altro nei processi di digestione il nostro organismo è sotto l’influenza dell’attività dei batteri, funghi e virus che colonizzano l’intestino andando a comporre il microbiota intestinale.

Lo stesso alimento non si comporta sempre allo stesso modo 

Recenti studi confermano che lo stesso alimento non si comporta per tutti allo stesso modo. Lo studio PREDICT-1[1], pubblicato su Nature, è stato disegnato per cercare di quantificare e predire le variazioni individuali dei livelli ematici post-prandiali di trigliceridi, glucosio e insulina, importanti per il loro ruolo sullo sviluppo di patologie cardiovascolari, in seguito all’assunzione di pasti standardizzati.

Sono stati selezionati circa 1000 partecipanti allo studio, tra cui anche gemelli (183 coppie monozigote e 47 dizigote). A tutti venivano effettuate analisi genetiche e metaboliche, andando a valutare anche la composizione del microbioma intestinale. Gli autori dello studio intendevano comprendere quanto la risposta post-prandiale fosse attribuibile alle capacità glicemiche del pasto in confronto ad altri fattori modificabili come il timing dei pasti, l’esercizio fisico e il riposo.

I risultati della ricerca:
  1. Anche i gemelli sono diversi. Sono state osservate ampie variazioni nelle risposte post-prandiali persino tra i gemelli, in gran parte legate a fattori modificabili.
  1. Nelle persone nelle quali si è verificata una scarsa risposta metabolica a un pasto, si è osservata la stessa azione anche ad altri pasti, con un profilo simile di macronutrienti.
  1. I valori di trigliceridi e glucosio ematici post-prandiali variavano molto di più rispetto all’insulinemia se comparati ai corrispettivi a digiuno, a testimonianza della diversa tolleranza metabolica tra i partecipanti allo studio. A conferma di ciò, in uno studio di Zeevi si è evidenziato in un paziente l’innalzamento inaspettato della glicemia in modo molto elevato in seguito all’assunzione di una banana, anche in misura maggiore rispetto all’assunzione di un biscotto. Tale effetto potrebbe essere legato a una capacità diversa dell’organismo di utilizzare un alimento ricco di fibre[2].
  1. Colazione da re, pranzo da principe e cena da povero. La risposta glicemica media allo stesso pasto assunto a pranzo è risultata mediamente due volte superiore rispetto allo stesso pasto assunto a colazione colazione. La dieta non è solo una somma di calorie ma è qualcosa di più complesso e dipende anche dal momento in cui sono assunti gli alimenti.
  1. Mentre ci si è stupiti degli effetti rilevanti relativi al timing dell’assunzione alimentare, è stata evidenziata invece la scarsa influenza della genetica sulle possibili modificazioni rilevabili.
  1. I batteri che abbiamo nell’intestino possono influenzare gli effetti relativi all’assunzione di determinati alimenti.

Ogni organismo è unico

Ognuno di noi è un organismo unico che utilizza gli alimenti in modo unico. Bisogna fare attenzione a quello che si mangia, senza pensare solo alle calorie, ma tenendo in considerazione la composizione degli alimenti in termini di macronutrienti e gli orari in cui li assumiamo. Mangiare bene vuol dire anche sviluppare un microbiota intestinale sano. Una caloria non è una semplice caloria, è molto, molto di più.

1. Berry, S.E., et al., Human postprandial responses to food and potential for precision nutrition. Nat Med, 2020. 26(6): p. 964-973.
2.
Zeevi, D., et al., Personalized Nutrition by Prediction of Glycemic Responses. Cell, 2015. 163(5): p. 1079-1094.

Tratto da un articolo del dottor Lorenzo Anelli, medico nutrizionista e agopuntore, sul numero 99 de L’Altra Medicina (ottobre 2020), acquistabile online e in edicola.