Nonostante i passi da giganti che sono stati fatti nel campo della nutrizione, nonostante le nuove ricerche, tuttora molti di noi sono rimasti ancorati al concetto di computo calorico, cioè l’importanza primaria del conteggio delle calorie per dimagrire. 

Eppure la  lotta alle calorie è inutile e da tempo superata: bisogna sbarazzarsi del calcolo calorico e concentrare tutti gli sforzi sulla gestione dei segnali che dalla periferia corporea arrivano al nostro cervello (in particolare all’ipotalamo), che li analizzerà e risponderà con altri segnali positivi o negativi diretti nuovamente verso la periferia.

Calorie oppure segnali?

Ma cosa sono questi segnali? Sono molecole che portano informazioni sullo stato metabolico del corpo e sono prodotte in diversi distretti dell’organismo, come nel tessuto adiposo (vale a dire le adipochine), nell’intestino (le enterochine) e nel tessuto muscolare (le miochine), che alla stregua degli ormoni riescono a interagire attraverso alcuni recettori presenti del nostro cervello, generando risposte positive o negative, in funzione di informazioni che l’ipotalamo riceve. 

La più importante molecola di segnale in grado di attivare o disattivare il nostro dimagrimento è la leptina, una proteina che compie un lungo viaggio dal nostro grasso fino al nostro cervello. Se al centro elaborazione dati (l’ipotalamo) arriva il segnale che non vi è disponibilità economica attraverso la leptina, il nostro cervello si metterà in modalità risparmio energetico, ovvero diventerà parsimonioso e quindi tenderà a risparmiare, con conseguente riduzione del metabolismo basale. Se la periferia, invece, dice al centro che il cibo non manca, il centro sarà in grado di farci dimagrire stabilmente, non solo non facendoci desiderare altro alimento ma mettendosi in modalità “ON”, ovvero attivazione dei principali operai endocrini come la tiroide, il surrene, le gonadi e l’apparato osteoarticolare: 

  • ipotalamo → ipofisi → tiroide
  • ipotalamo →ipofisi → surrene
  • ipotalamo→ ipofisi → gonadi
  • ipotalamo → ipofisi → apparato osteoarticolare

Se la leptina, spia della situazione energetica complessiva dell’organismo, “segnala” all’ipotalamo che si è in condizioni di abbondanza di cibo, il nostro organismo si regola di conseguenza e sotto la direzione del nostro cervello, l’ipofisi comanda a tiroide, surreni, gonadi, muscoli, ecc., i giusti segnali. Se la leptina segnala carenza di cibo questa perfetta concertazione viene meno, con lo scorretto flusso dei segnali ormonali.

Sostituire la lotta alla calorie con un’alimentazione consapevole

Ciò che è necessario fare è mangiare con la consapevolezza di attivare correttamente i segnali ormonali e di assecondare, quindi, l’orario di produzione degli ormoni secondo la fisiologia del nostro organismo.

In altre parole, è fondamentale ottimizzare l’introduzione del cibo. Se nelle prime ore del mattino si ha un aumento dei valori ematici di testosterone, seguito poi da un picco di cortisolo e ancora più avanti da quello degli ormoni tiroidei, cioè se nelle prime ore della giornata predominano ormoni ad azione catabolica che portano al consumo energetico anziché all’accumulo, la nostra colazione dovrà essere tripartita e abbondante. Così avremo l’energia adeguata per affrontare l’intera giornata, per dare segnale al nostro cervello che abbiamo fatto il pieno di nutrienti, per portare il nostro organismo in modalità “attivazione”; insomma per far sì che le “calorie” introdotte in questa parte della giornata siano consumate dall’organismo e non conservate come scorte per i momenti di carestia.

Nel pomeriggio e alla sera sono secreti maggiormente gli ormoni anabolici (insulina o l’ormone della crescita) e l’organismo è propenso all’accumulo, per cui il cibo assunto nelle ore serali sarà più facilmente immagazzinato come fonte energetica, ovvero come grassi di deposito. Per il nostro corpo non è la stessa cosa assumere cibi al mattino e gli stessi cibi alla sera. 

Dimentichiamoci quindi della lotta alle calorie. L’importante è affidarsi alla qualità dei cibi, alla crononutrizione: ascoltare la fame naturale e saper gestire al meglio le regole alimentari in relazione ai momenti della giornata in cui il corpo ci chiederà di più oppure di meno.

 

Tratto da un articolo del dottor Francesco Garritano sul numero 93 de L’Altra Medicina (marzo 2020), acquistabile in edicola e online.